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Intervista a Luca Bruschi di Successori Reda S.p.A: tracciabilità, trasparenza e monitoraggio della filiera

Il tema della tracciabilità della filiera è sempre più importante per il settore moda. Il monitoraggio costante dei fornitori consente di individuare le fasi più critiche della supply chain dal punto di vista ambientale e sociale e di attuare le soluzioni in grado di mitigare tali impatti.

Per evitare rischi reputazionali le aziende di moda devono monitorare non solo i fornitori diretti ma anche quelli a monte, per avere una visione a 360° su tutta la filiera.

Tracciare la filiera, inoltre, è un’attività sempre più richiesta anche dai regolamenti europei (vedi Digital Product Passport della Sustainable Product Initiative).

UNECE, ad esempio, ha lanciato "The Sustainability Pledge" invitando le aziende a impegnarsi a seguire e applicare specifiche guideline inerenti alla tracciabilità e trasparenza della filiera tessile.

Dalla ricerca condotta da Fashion Revolution è emersa una forte richiesta da parte dei consumatori a marchi di moda e governi di una maggiore garanzia di trasparenza e rispetto dei diritti umani e ambientali lungo la filiera. 

Ad esempio, il 69% dei consumatori vorrebbe conoscere in che modo sono realizzati i propri capi d’abbigliamento.

Il mercato è sempre più orientato verso la ricerca di una filiera tracciata e monitorata, ma quanto è difficile per un’azienda controllare ogni singolo step della supply chain?

Ne abbiamo parlato con Luca Bruschi, Head of Sustainability per Successori Reda S.p.A., azienda leader nella produzione di tessuti in lana merino per l’abbigliamento maschile, che da anni investe nella tracciabilità della filiera.

Ascolta qui l’intervista.

Secondo Luca la tracciabilità consente di conoscere la storia che c’è dietro un prodotto, ricostruendo tutti i passaggi fino ad arrivare alla produzione della materia prima. 

Nel caso specifico della lana è importante tracciare la filiera dalla produzione della materia prima fino alla realizzazione del prodotto finito, con lo scopo di valutare gli impatti ambientali, sociali e il benessere degli animali lungo la supply chain.

Un grande aiuto alla tracciabilità arriva dalle certificazioni. Il Gruppo Reda ha adottato diverse certificazioni relative all’animal welfare e che garantiscono alti livelli di sostenibilità, come ad esempio, la certificazione ZQRX.

Questo standard è nato in Nuova Zelanda e ora è diffuso in tutto il mondo e assicura: 

  • Animal welfare
  • Tracciabilità
  • Qualità del prodotto
  • Rispetto di requisiti sociali e ambientali

Lo standard offre una piattaforma collaborativa attraverso la quale i farmer possono scambiarsi best practice e prevede, inoltre, una scala di valutazione dei farmer strutturata sulla base dei criteri ZQ e altri requisiti aggiuntivi, includendo anche la valutazione delle pratiche di agricoltura rigenerativa implementate nelle fattorie.

Oltre alle certificazioni sulla materia prima, il Gruppo Reda ha adottato standard anche per le lavorazioni intermedie: ad esempio, per quanto riguarda i prodotti chimici, per le fasi di trasformazione della materia prima che vengono svolte esternamente, Reda ha coinvolto i propri fornitori principali nella Roadmap ZDHC


Quali sono i limiti delle certificazioni nella tracciabilità della filiera?

 

Luca ci ricorda che tracciabilità e certificazioni sono collegate. Utilizzare contemporaneamente tali strumenti consente alle aziende di raccogliere i dati della filiera in modo sistematico.

Alcune certificazioni prevedono l’emissione del Transaction Certificate (TC),  ovvero il documento che garantisce che la merce consegnata sia realizzata da materiale certificato, solo da fornitori diretti. Tuttavia è necessario monitorare i fornitori a monte per comprendere se gli aspetti non considerati dalla certificazione possano costituire un rischio reputazionale per l’impresa. 

Tracciare la filiera, infatti, permette di conoscere molti più elementi rispetto alla semplice adozione di certificazioni: i flussi dei materiali, come e da chi vengono lavorati, ecc. 

Ciò è essenziale per capire dove si concentrano gli impatti e come agire per risolvere le criticità. 


I principali driver che spingono a investire nel tracciamento della filiera

 

Sono diversi i fattori che incentivano le aziende a investire nella tracciabilità della filiera. Luca ci ha elencato i 3 principali:

Tuttavia, Luca evidenzia che i dati relativi alla tracciabilità sono molto complessi da interpretare per il consumatore, dal momento che la sostenibilità è un tema tecnico che richiede competenze scientifiche. 

Per questo motivo è necessario adottare strumenti capaci di comunicare in modo chiaro e adeguato gli sforzi fatti dalle aziende.


 Tracciare la filiera: i consigli per iniziare a monitorare la supply chain

 

Il tracciamento della filiera è un percorso lungo ma possibile. Luca consiglia di partire dal tracciamento dei fornitori diretti per poi risalire lungo la filiera, sottolineando, inoltre, l’importanza dei Codici di Condotta che devono essere strutturati in collaborazione con i fornitori stessi.

Reda, ad esempio, ha adottato una Carta dei Valori, condivisa da tutti i fornitori.
Inoltre, la valutazione dei risultati rappresenta uno step che consente di analizzare il lavoro svolto, di verificare se si sono raggiunti gli obiettivi prestabiliti oppure, nel caso contrario, di definire la distanza dal target iniziale e le possibili soluzioni da adottare. 

A tal proposito, secondo Luca, è necessario spiegare ai fornitori che non si tratta di un esame, ma di un modo per incentivare il miglioramento continuo e per evitare rischi reputazionali estremamente dannosi per l’immagine aziendale.

In tutti questi step è fondamentale collaborare in modo stretto con i fornitori, per ottenere risultati sicuramente migliori rispetto a operare individualmente.
 

Conclusioni

 

Il tracciamento della filiera è un aspetto sempre più considerato dal mercato, ma è anche una pratica che richiede competenze e conoscenze adeguate per poter essere implementata e comunicata in modo efficace.
Noi di Cikis supportiamo le aziende a tracciare la filiera con l’obiettivo di migliorarne il livello di sostenibilità e al fine di essere in linea con gli imminenti regolamenti su tracciabilità e trasparenza della filiera.

Vuoi essere supportato anche tu nella tracciabilità della filiera?

Francesca Poratelli
Per analizzare il tuo grado di sostenibilità

Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

Avviare la trasformazione sostenibile non è solo un atto di responsabilità, ma è prima ancora un'azione necessaria per non diventare obsoleti.

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