Wait a few seconds...

We're redirecting you to the next page.

Intervista a Nazena: recupero e riciclo degli scarti tessili

A livello globale, l'industria della moda è responsabile della produzione di circa 40 milioni di tonnellate di rifiuti tessili ogni anno, la maggior parte delle quali viene conferita in discarica o incenerita. 

Inoltre, secondo il Position Paper di Policy Hub “Circularity for Apparel and Footwear on the Revision of the Waste Framework Directive” la quantità di rifiuti tessili in Europa crescerà dai 7-7,5 milioni di tonnellate attuali a 8,5-9,0 milioni di tonnellate nel 2030.

Per poter migliorare tali dati è necessario applicare in modo efficace le pratiche di economia circolare con l’obiettivo di ridurre i rifiuti tessili prodotti e di valorizzare maggiormente gli scarti non evitabili. 

In che modo le aziende possono valorizzare gli scarti tessili e quali sono i vantaggi economici e ambientali che si possono ottenere trasformandoli in nuovi prodotti? 

Ne abbiamo parlato con Giulia De Rossi, founder e amministratrice di Nazena, una startup innovativa che recupera e ricicla gli scarti tessili pre e post consumo per trasformarli in nuovi prodotti, dal packaging fino ai pannelli fonoassorbenti.

Ascolta l’intervista

Cikis: Il progetto Nazena nasce con l’obiettivo di valorizzare gli scarti tessili attraverso il riciclo dei rifiuti del settore moda, consentendo alle aziende di ottenere vantaggi economici e ambientali derivanti dal mancato smaltimento in discarica dei rifiuti (meno costi di smaltimento e meno emissioni attribuibili al conferimento in discarica). Il vostro processo parte dal ritiro degli scarti tessili pre e post consumo. Come si articola questa fase e quali sono i soggetti con cui collaborate per la raccolta dei rifiuti tessili?

 

G: Abbiamo iniziato a collaborare con aziende tessili italiane ma anche con brand di moda che hanno i loro stabilimenti in Italia che ci conferiscono i loro scarti di produzione di varie composizioni: possono essere 100% cotone o a composizione miste. 

Noi ritiriamo gli scarti e li trasformiamo, attraverso il nostro processo brevettato, in nuovo materiale, più simile al cartone, cartoncino o compensato, che poi prende la forma dell’oggetto che l’azienda vuole riavere indietro.

Cikis: In seguito alla fase di raccolta si passa al processo di sanificazione e selezione. In particolare, effettuate operazioni di separazione dei materiali per tipologia e colorazione, eliminando le applicazioni come bottoni, parti metalliche, ecc. Quanto questo complica le operazioni di selezione e sanificazione? Quali possono essere le soluzioni che secondo te le aziende produttrici di capi d’abbigliamento possono adottare per facilitare le operazioni di riciclo e allungare la vita utile di materiali tessili?

 

G: Noi riceviamo diverse tipologie di materiale, dal cascame di produzione al ritaglio che non ha particolari applicazioni. 

Il problema si presenta quando lavoriamo giacconi o divise, che hanno applicazioni come bottoni e cerniere, che devono essere rimosse a mano, dal momento che il processo non è automatizzato.

Gli operatori devono essere molto attenti nella fase di rimozione delle applicazioni per evitare malfunzionamenti dei macchinari.

Per agevolare le attività degli operatori e del processo di riciclo in generale è necessario che i produttori implementino a monte pratiche di eco-design con l’obiettivo di facilitare le operazioni a valle di selezione, disassemblaggio, smontaggio, ecc.

Cikis: Nazena lavora sia fibre naturali che sintetiche e, dunque, materiali che presentano proprietà diverse. In merito a quanto detto c’è differenza nel trattamento di queste fibre? In base alla tua esperienza, puoi raccontarci quale categoria di fibre consente un’operazione di riciclo più agevole? 


G: Sicuramente i materiali composti al 100% di cotone o di materiali sintetici sono più agevoli da lavorare, piuttosto che materiali poliaccoppiati o membrane. 

Le fibre organiche sono molto resistenti e quindi ben si prestano ad applicazioni strutturali. Con tali fibre abbiamo realizzato dei prototipi di scrivanie, mentre ciò non è possibile per le fibre sintetiche, che sono più adeguate per realizzare prodotti non strutturali, come l’etichetta prezzo, packaging, ecc. 

A volte il problema che riscontriamo è che le aziende che ci forniscono gli scarti fanno fatica a identificare la composizione del materiale e ciò complica il nostro lavoro. Per questo, la separazione del materiale a fine produzione da parte delle aziende è un’attività chiave che facilita il processo di riciclo.

Cikis: La vostra attività di ricerca e sviluppo non vi consente di riciclare esclusivamente materiali “standard” come cimose, ritagli, tessuti fallati, ma anche materiali “complessi” come pelli, poliaccoppiati e membrane. Quali sono le difficoltà di lavorazione su tali materiali “complessi” e quali sono le possibili soluzioni adottabili per superarle?


G: Risulta abbastanza difficile lavorare materiali caratterizzati da diverse composizioni, quindi si torna sempre al punto di partenza, in quanto è necessario lavorare a monte. 

I designer devono agevolare la separabilità delle fibre e progettare il prodotto ipotizzando l’impiego di un solo materiale. 

Tali accorgimenti facilitano sicuramente il nostro lavoro a valle. 

Cikis: Passiamo all’utilizzo di sostanze chimiche durante i processi di lavorazione. Nel vostro processo brevettato utilizzate collanti naturali, tali collanti presentano le stesse performance delle alternative chimiche?
 

G: Sicuramente c’è bisogno di approfondite attività di ricerca e sviluppo per arrivare a performance del collante naturale paragonabili rispetto al collante sintetico. 

Per questo motivo stiamo portando avanti con l’Università di Padova un dottorato di ricerca con l’obiettivo di prediligere l’utilizzo di collanti già presenti in natura. Dalle nostre ricerche è emerso che per determinate applicazioni la resa finale tra collanti naturali e sintetici è quasi equivalente.

Mediante l’utilizzo di collanti naturali noi riusciamo ad avere un prodotto biodegradabile e compostabile a 90 giorni. Ad esempio, le nostre scatole possono essere gettate nell’umido e a 90 giorni risultano compostate.

Cikis: La caratteristica di compostabilità non dipende anche dal rifiuto a monte e dalle sue caratteristiche che garantiscono, una volta riciclato, che il prodotto risultante sia compostabile? Penso ad esempio ai finissaggi o alle tinture dello scarto che ricevete.


G: La maggior parte dei materiali che riceviamo hanno pigmenti che non sono biodegradabili e in questi casi è necessario lavorare sui materiali in ingresso. 

Più il materiale è naturale e non è stato trattato con finissaggi, più c’è la possibilità che sia biodegradabile e compostabile.

Come anticipato in precedenza, con l’Università di Padova stiamo cercando una soluzione per separare la fibra in cotone da quella sintetica.

Separando le due fibre, sarà possibile riciclarle e indirizzarle ai processi più adeguati a seconda delle caratteristiche che presentano.

Ad esempio, le fibre organiche (come cotone, lana, canapa, ecc) sono molto probabilmente biodegradabili a fine vita. 

Attualmente, però, non esiste un macchinario per separare le fibre organiche da quelle sintetiche e stiamo conducendo attività di ricerca e sviluppo per individuare delle soluzioni in tal senso.

Cikis: In alcuni casi le aziende non sembrano essere consapevoli dei benefici che si possono ottenere cedendo i propri scarti tessili di produzione. Sensibilizzare sull’argomento può senz’altro aiutare le aziende a comprendere queste attività. Quali sono i vantaggi economici e ambientali che si possono generare dalla valorizzazione degli scarti tessili?


G: Le aziende che collaborano con noi ottengono diversi benefici economici. 

In particolare, attraverso la valorizzazione degli scarti tessili è possibile evitare i costi di smaltimento del tessuto.

Facciamo l’esempio delle etichette prezzo: solitamente le aziende registrano spese di smaltimento ma anche di acquisto delle etichette prezzo. Collaborando con noi, le imprese non devono sostenere alcun costo di smaltimento ma esclusivamente le spese di acquisto dell’etichetta finita ottenuta dal materiale derivante dai loro scarti di produzione.

Inoltre, le imprese che si impegnano attivamente in tali pratiche sostenibili possono godere anche di un miglioramento della reputazione aziendale.

 

Conclusioni

 

L’aumento dei tassi di recupero e riciclo degli scarti tessili pre e post consumo è limitato da una progettazione dei capi d’abbigliamento che non ne facilita la gestione del fine vita.

Dall’intervista è emerso il bisogno di implementare pratiche di eco design in fase di progettazione per cercare di agevolare le attività di riciclo.

Le ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie sono essenziali per separare le fibre dei materiali da riciclare, al fine di ottenere materie prime seconde di qualità e valore più elevati.

La valorizzazione dei rifiuti tessili consente alle imprese di ottenere anche dei benefici economici, dal momento che si evitano i costi di smaltimento in discarica e si migliora la reputazione dell’azienda attraverso l’implementazione di pratiche di sostenibilità.

Ricevi in automatico articoli come questo e gli ultimi aggiornamenti sulla moda sostenibile!

Francesca Poratelli
Per analizzare il tuo grado di sostenibilità

Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

Avviare la trasformazione sostenibile non è solo un atto di responsabilità, ma è prima ancora un'azione necessaria per non diventare obsoleti.

Costruiamo insieme il tuo percorso