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Economia circolare nel settore moda: di cosa si tratta?

Il modello economico lineare si fonda sull’estrazione delle risorse naturali finite, considerate erroneamente illimitate, per realizzare prodotti finiti che, al termine del loro ciclo di vita, sono smaltiti in discarica (take-make-use-dispose). 

Tale modello risulta altamente inquinante e genera un’importante pressione sugli ecosistemi naturali. 

L’economia circolare, invece, è un framework di soluzioni di sistema che affronta sfide globali come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, i rifiuti e l'inquinamento.

Si basa su tre principi:

  • Eliminare rifiuti e inquinamento
  • Estendere la vita utile di materiali e prodotti
  • Rigenerare la natura

La transizione verso un'economia circolare comporta il disaccoppiamento dell'attività economica dal consumo di risorse limitate. Ciò rappresenta un cambiamento sistemico che crea resilienza a lungo termine, genera opportunità commerciali ed economiche e offre vantaggi ambientali e sociali. 

Il modello economico circolare rappresenta uno strumento valido e efficace per poter mitigare gli impatti ambientali dell’industria del fashion che è responsabile del 10% delle emissioni globali di carbonio, più del totale di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme.

Gli elevati impatti del settore moda sono evidenziati anche da un’analisi dell’European Environment Agency, secondo la quale gli acquisti di prodotti tessili nell'UE nel 2017 hanno generato circa 654 kg di emissioni di CO2 per persona.

Dunque, gli impatti ambientali del settore moda sono particolarmente rilevanti e l’economia circolare potrebbe rappresentare uno strumento essenziale per migliorarne il livello di sostenibilità entro il 2030.

I prodotti tessili secondo l’economia circolare

 

Per poter mitigare gli impatti ambientali del settore moda è necessario che i prodotti tessili siano il più possibile affini ai principi dell’economia circolare

In particolare, in un contesto di economia circolare nell’industria del fashion, i prodotti sono:

  • Progettati per avere una seconda vita: i prodotti devono essere ideati e creati per essere facilmente disassemblati al fine di favorire il riciclaggio e il riutilizzo;
  • Realizzati da input sicuri, riciclati e rinnovabili: in un processo di economia circolare è necessario progettare prodotti sicuri. È importante cercare di ridurre al minimo l’utilizzo di materie prime vergini, prediligendo l’utilizzo di materiali riciclati; 
  • Utilizzati più a lungo: i modelli di business circolari massimizzano il valore dei prodotti, che vengono ideati per durare il più a lungo possibile. Anche in questo caso la fase di progettazione è fondamentale per ideare un prodotto adatto al riuso.

Per poter progettare e realizzare prodotti con simili caratteristiche di circolarità, le aziende devono attivare le seguenti leve:

  • Analisi dei materiali;
  • Implementazione dell’economia circolare nei processi produttivi;
  • Distribuzione e vendita.

Analisi dei materiali

 

Il design circolare è fondamentale per progettare un prodotto considerando l’impatto ambientale del capo lungo tutto il suo ciclo di vita e la sua capacità di essere disassemblato e, quindi, riciclato.

In questa fase, infatti, è importante selezionare materiali e processi produttivi con l’obiettivo di creare prodotti che possano durare il più a lungo possibile e che siano realizzati con processi poco impattanti per l’ambiente.

L’analisi dei materiali consente di realizzare capi da input sicuri, riciclati e rinnovabili e progettati per avere una seconda vita, attraverso:

  • Design studiato per facilitare il disassemblaggio ed evitare sprechi: che consente di ridurre la quantità di elementi e accessori che compongono il prodotto, diminuire la quantità di elementi non facilmente separabili e, quindi, riciclabili (es: zip, bottoni, imbottiture, ecc…) preferendo tessuti monomateriali e evitare sprechi attraverso strumenti come la modellistica zero-waste (che consente di utilizzare il tessuto nella sua interezza, eliminando lo scarto nella fase di progettazione di un capo).
  • Selezionare materiali compostabili, riciclabili e durevoli e minimizzazione dell’uso di sostanze chimiche pericolose: la scelta di tali categorie di materiali dipende dal tipo di prodotto finale che si vuole ottenere ma è importante sottolineare che è fondamentale ridurre al minimo l'impiego di sostanze chimiche dannose che potrebbero ostacolare le operazioni di riciclaggio e il compostaggio.

Implementazione dell’economia circolare nei processi produttivi della filiera

 

Come anticipato in precedenza uno dei pilastri dell’economia circolare consiste nell’eliminazione dei rifiuti e dell’inquinamento.

Definire l’economia circolare come un modello che incentiva esclusivamente pratiche di riciclo o l’utilizzo di materiali riciclabili è molto limitante.

In primo luogo l’economia circolare mira a mitigare alla fonte gli impatti ambientali del settore, attraverso l’uso di fonti energetiche rinnovabili. Infatti, migliorando il mix energetico e l’efficienza energetica durante i processi di lavorazione del materiale si eviterebbero 703 milioni di emissioni gas a effetto serra.

In secondo luogo, il modello economico circolare consente di abbattere notevolmente gli impatti ambientali attraverso l’ottimizzazione dei processi produttivi per favorire la riduzione di scarti e sprechi di materiali ed energia.
Ad esempio, minimizzando gli sprechi in fase di produzione e di manifattura, si risparmierebbero 24 milioni di tonnellate di emissioni di gas a effetto serra.

Infine, l’economia circolare prevede un’approccio sistemico alla sostenibilità, ovvero una strategia che mira a ridurre gli impatti ambientali non solo della singola azienda, ma anche della sua supply chain.

A tal proposito, il tracciamento della filiera garantisce che i prodotti siano realizzati a partire da input sicuri, riciclati e rinnovabili, dal momento che ogni singolo attore della catena del valore è costantemente monitorato. Questo favorisce la conoscenza delle sostanze chimiche, dei processi e dei prodotti impiegati, facilitando le operazioni di recupero e riciclo dei materiali.

A titolo di esempio, esistono diverse certificazioni che consentono di monitorare lungo la filiera le informazioni relative agli input, sostanze chimiche e processi impiegati, come:

  • Bluesign: valuta tutti i flussi di input, comprese le materie prime e le sostanze chimiche, riducendo al minimo i rischi per i lavoratori, gli utenti e l'ambiente.
  • Oeko-Tex Eco Passport: è un meccanismo mediante il quale i produttori e i fornitori di prodotti chimici possono dimostrare che i loro prodotti soddisfano standard specifici, poiché questi sono sottoposti a screening rispetto alle loro linee guida MRSL e RSL, nonché alle linee guida REACH e ZDHC 
  • Cradle to Cradle: standard globale per prodotti sicuri, circolari e realizzati in modo responsabile;
  • ZDHC: ha definito una MRSL, un elenco di sostanze chimiche vietate nei processi produttivi, a cui le aziende devono conformarsi. Un brand per essere allineato alla MRSL di ZDHC deve avere una filiera a sua volta conforme.
     

Distribuzione e vendita

 

L’adozione di modelli di business circolari comporta la massimizzazione del valore dei prodotti, dal momento che vengono progettati per durare il più a lungo  possibile.

Secondo il lavoro condotto dalla Ellen MacArthur Foundation “Circular Business Models” – Rethinking business models for a thriving fashion industry” esistono 4 principali modelli di business circolari del settore moda, che consentono di disaccoppiare i flussi dei ricavi dalla produzione e uso di risorse.

In particolare, tali modelli di business corrispondono a:

  • Resale: il servizio di rivendita può garantire una riduzione delle emissioni di CO2e pari al 47% rispetto al modello economico lineare;
  • Rental: il noleggio B2C può garantire una riduzione delle emissioni di CO2e pari al 41% rispetto al modello lineare;
  • Repair e Remaking: il servizio di riparazione può generare una riduzione delle emissioni di CO2e par al 31% rispetto al modello lineare. Con il servizio di “rimanifattura” è possibile raddopiare il numero di volte in cui un capo d’abbigliamento viene utilizzato (la Ellen MacArthur Foundation all’interno del lavoro “Circular Business Models” – Rethinking business models for a thriving fashion industry” ipotizza che un capo viene utilizzato circa 20 volte nel modello economico lineare, mentre 40 con il “Remaking”).

L’adozione dei modelli di business circolari non garantisce esclusivamente benefici ambientali, ma anche economici. 

Negli ultimi anni Resale, Rental, Repair e Remaking sono cresciuti notevolmente, tanto da rappresentare una quota di mercato pari a 73 miliardi di dollari a partire dal 2019.

Tuttavia, secondo il lavoro condotto dalla Ellen MacArthur Foundation “Circular Business Models” – Rethinking business models for a thriving fashion industry” i 4 modelli di business circolari citati in precedenza, potrebbero valere 700 miliardi di dollari entro il 2030, rappresentando il 23% del mercato globale della moda.

L’implementazione dei modelli di business circolari, però non è così semplice. 

Il noleggio di capi di abbigliamento, ad esempio, richiede che vi sia un’ampia rete di clienti perché l’azienda possa usufruire, dal servizio offerto, un vantaggio economico. Inoltre presenta sfide di tipo logistico, come il servizio di lavanderia e la consegna/ritiro dei capi noleggiati.

In un articolo precedente abbiamo approfondito alcuni case study di aziende virtuose che hanno implementato modelli di business circolari. 

Conclusioni

 

Il settore della moda presenta impatti ambientali rilevanti come: le emissioni di anidride carbonica, gli elevati consumi idrici e di sostanze chimiche dannose per l’uomo e gli ecosistemi naturali e la produzione di ingenti quantitativi di rifiuti smaltiti in discarica o inceneriti.

Esistono, però, diverse soluzioni in grado di mitigare gli impatti ambientali del settore moda. Tra queste l’economia circolare è uno degli strumenti più efficaci dal momento che consente di ridurre o eliminare alla fonte i problemi ambientali, garantendo contemporaneamente lo sviluppo economico delle aziende.

L'analisi dei materiali, il tracciamento della filiera e l'adozione di modelli di business circolari richiede conoscenze adeguate, competenze multidisciplinari e soprattutto un approccio sistemico alla sostenibilità.

Cikis può aiutarti in questo dal momento che supporta le imprese a disegnare una strategia di sostenibilità ad hoc per l’azienda, con l’obiettivo di delineare il percorso di sostenibilità più efficace.

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Francesca Poratelli
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Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

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