di Francesca Poratelli
2021/12/07


I giovani e la sostenibilità ambientale


I giovani e la sostenibilità ambientale

L’Earth Overshoot Day, il giorno in cui la Terra esaurisce le proprie risorse per l’anno, nel 2021 è arrivato il 19 Luglio; un giorno ereditato da anni di politiche insufficienti ed emissioni sempre più alte. 

A farne le spese sono soprattutto i giovani, gli adulti di domani, già molto spaventati dal futuro che li aspetta

Uno studio del 2021 di Deloitte, il “Millennial Survey 2021”,  fa emergere l’importanza conferita da Millenial (nati tra il 1980 e il 1995) e da Generazione Z (nati tra il 1995 e il 2010) al rispetto delle tematiche ambientali. 

Non a caso l’icona globale del cambiamento climatico è Greta Thunberg, figlia della Generazione Z, e tutti i più grandi movimenti inerenti al climate change - ”Fridays For Future”, “Zero Hour” e “Extinction Rebellion” - sono guidati da giovani sotto i venticinque anni.

La tendenza è confermata anche dal fatto che sei ragazzi su dieci dichiarano di scegliere il futuro ambiente di lavoro in base al “purpose aziendale”. 

La maggior parte degli intervistati da Deloitte crede, infatti, che un’azienda a cui sta a cuore l’ambiente e la sostenibilità in generale, abbia più probabilità di quotarsi in borsa e garantire uno stipendio sostanzioso. Per questo motivo, i Millennial si dichiarano attenti alla politica aziendale quando scelgono a chi mandare i propri curriculum. 

Come il Covid-19 ha influenzato i giovani italiani 

 

La pandemia globale e le conseguenti misure per contrastarla hanno avuto un grosso impatto sull’intera popolazione. Il time-out forzato ha costretto grandi e piccini a ripensare alle proprie priorità e, per i giovani, una di queste sembra proprio essere la sostenibilità ambientale. 

I Millennial e la Generazione Z sono di certo, preoccupati per l’impatto economico, finanziario e sociale del Covid-19, ma vedono questa crisi anche come una grande opportunità per ripartire da zero e costruire una società più equa, sostenibile e inclusiva, come dichiarato da Fabio Pompei, CEO di Deolitte Italia. 

Lo studio di Deloitte ha evidenziato, inoltre, che circa tre quarti dei 18.400 intervistati si dice più sensibile ai bisogni degli altri e motivato a esercitare un impatto positivo sulla comunità, dopo la pandemia. 

L’80% dei giovani che ha risposto al sondaggio crede anche che governi e imprese debbano mettere in campo sforzi maggiori per salvaguardare l’ambiente e più del 65% ha paura che la questione venga messa in secondo piano, a causa della crisi globale ed economica.

Generazione Z, Millennial e sostenibilità nella moda

 

Millennial e Generazione Z dimostrano il proprio interesse ai temi della sostenibilità anche nel settore moda; infatti, secondo una ricerca di Boston Consulting Group, l’80% di loro prova sensi di colpa nell’acquistare capi prodotti secondo la logica del fast fashion

Un altro studio, presentato nel corso del Milano Fashion Global Summit 2018, già dimostrava come la sostenibilità e la qualità dei prodotti fossero uno dei presupposti di acquisto, con sei persone su dieci che avrebbero preferito acquistare prodotti sostenibili anche a costo di spendere di più.

Sulla stessa scia è l'Osservatorio Pwc che, basandosi su un campione di oltre 2mila giovani intervistati, evidenzia come sia proprio questa fascia di età a essere disposta a fronteggiare un cartellino maggiorato per un prodotto responsabile verso l'ambiente e le persone: il 90% di loro è, infatti, disposto a pagare un premium price per prodotti di questo tipo. 

In particolare, il 28% è disposto a spendere di più per marchi noti per le loro pratiche di sostenibilità, il 24% per prodotti realizzati in modo sostenibile o eco-friendly, il 21% per prodotti realizzati in modo etico, il 9% per packaging sostenibili e il 7% per marchi che fanno beneficenza.

Generazione Z, Millennial e moda circolare

 

L’economia circolare, oggi, è in netta tendenza: potrebbe ridurre il volume annuale di plastica nei mari di oltre l’80%, diminuire le emissioni di gas serra del 25%, creare più di settecentomila posti di lavoro entro vent’anni e generare risparmi pari a duecento miliardi di dollari all’anno, secondo il rapporto “Breaking the Plastic Wave”

Tra le nuove generazioni e la moda circolare c’è una grossa affinità: per l’80% dei nati tra il 1995 e il 2010 comprare vestiti usati è un’azione sdoganata. 

Infatti, se fino a qualche anno fa era la fascia più povera della popolazione a beneficiare dei capi usati, oggi il vintage è di moda. 

La pandemia da COVID-19 ha sicuramente contribuito al trend: le persone hanno avuto molto più tempo per accorgersi della grande quantità di vestiti non utilizzati e ne hanno approfittato per scaricare app di vendita di vestiti usati come, ad esempio, Depop o Vinted.

Anche Instagram - il social più usato tra i Millennial e la Gen Z - ha accelerato questo meccanismo, promuovendo lo stile individuale e personale. 

Acquistare usato permette, infatti, di spaziare in un bacino di scelta più ampio e variegato, inclusivo di grandi marche e capi di lusso, che sarebbero altrimenti fuori dalla portata dei giovanissimi.

“Quello dell’usato è un mercato anticiclico: se l’economia va bene, va bene, se l’economia va male, va bene lo stesso” afferma Hilary Bella Walker, proprietaria dei tre negozi di Bivio, il punto di riferimento per il second-hand a Milano.

Viste le prospettive, sempre più aziende e marchi importanti  stanno cercando di entrare in questo mercato: Vestiaire Collective, marketplace di usato di lusso, continua a registrare performance in crescita, tanto che nell’ultimo anno ha visto un aumento del numero di ordini di oltre il 90% a livello globale.

Si stima, infatti, che la moda circolare e sostenibile rappresenti un business da 5,3 mila miliardi di dollari e prometta uno sviluppo senza confronti: secondo il Circular Fashion Report 2020, il suo potenziale valore di mercato mondiale sarà il 67% in più rispetto all’attuale valore della fashion industry, fermo a 3 mila miliardi di dollari.

Nel 2028 il mercato dell’usato varrà anche più di quello del fast fashion: 64 miliardi per il primo e 44 miliardi per il secondo.

Conclusioni

 

La quota di “consumatori del futuro”, che investe in società impegnate sul fronte della sostenibilità, è in continua crescita.

Il trend è iniziato ormai da qualche anno ed è cresciuto anche come conseguenza dell’epidemia che, speriamo, ci stiamo lasciando alle spalle: nascono, ogni giorno, nuovi movimenti che si battono per un futuro più sostenibile e sempre più persone, in particolare delle nuove generazioni, si impegnano in una vita più responsabile, ponendo l’attenzione e i loro risparmi nella sostenibilità.

È importante anticipare la tendenza per non rischiare di arrivare tardi, così da riuscire a trarne il maggior beneficio economico e ambientale.

Cikis fa anche questo: supporta le aziende di moda ad affrontare questo trend, proponendo la soluzione più consona alle loro esigenze.

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di Francesca Poratelli
2021/12/07


I giovani e la sostenibilità ambientale


Francesca Poratelli
Per analizzare il tuo grado di sostenibilità

Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

Avviare la trasformazione sostenibile non è solo un atto di responsabilità, ma è prima ancora un'azione necessaria per non diventare obsoleti.

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