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Intervista a GEST: Cotone biologico, Made in Italy e a filiera corta

Il cotone è una fibra prodotta prevalentemente in Paesi extra europei dal momento che la pianta è coltivata solo in 3 Paesi dell’U.E su 320.000 ettari

La Grecia è il principale produttore di cotone, con l'80% della superficie di cotone coltivato in Europa, seguita dalla Spagna (principalmente la regione dell'Andalusia) con una quota pari al 20%. La Bulgaria, infine, produce cotone su meno di 1.000 ettari.

Il nostro Paese non rientra tra i produttori di cotone in Europa, tuttavia le condizioni climatiche di alcune zone del nostro territorio consentirebbero di produrre la fibra anche qui in Italia.

A tal proposito, il progetto GEST, azienda pioniera nella produzione Made in Italy e a filiera corta del cotone biologico, dimostra come la coltivazione della fibra sia possibile nel nostro Paese.

Ne abbiamo parlato con Michele Steduto e Pietro Gentile, co-founder della società.

Ascolta l’intervista

Cikis: Il cotone è una fibra solitamente prodotta all’estero, in particolare in India e in Cina. Il progetto di GEST ha l’obiettivo di promuovere la coltivazione della fibra anche qui in Italia. Da dove nasce l’idea?

 

GEST: L’idea nasce dalla creazione di capi d’abbigliamento totalmente made in Italy. 

Il cotone era già coltivato nel nostro Paese e quindi abbiamo deciso di riproporre la produzione della fibra in Capitanata, in Puglia.

Il nostro territorio, caldo e umido, presenta caratteristiche climatiche ottimali per coltivare la pianta.

Tre anni fa siamo partiti con soli 4 ettari di semina, lo scorso anno siamo arrivati a 6 ettari e quest’anno a 50 ettari totalmente bio. 

Cikis: La fibra di cotone per poter crescere necessita di un clima caldo e umido. Durante la fase di ricerca e sviluppo quali sono stati i fattori che avete monitorato per definire la compatibilità del territorio pugliese con la coltivazione del cotone?
 

GEST: Da diversi anni siamo in contatto con esperti agronomi che ci seguono in questo progetto, abbiamo valutato il suolo, le temperature e ci siamo accorti che il territorio era ottimo per la crescita della pianta. 

In sostanza durante l’analisi abbiamo valutato il periodo di semina ottimale per la nostra zona. A tal proposito, facendo la semina dalla metà di aprile alla fine di aprile, è possibile sfruttare l’acqua piovana come irrigazione naturale per far germinare il seme. 

Inoltre, fino a fine giugno, la pianta non necessita di essere irrigata, mentre nel periodo di luglio e agosto, ovvero quando la pianta è in piena fioritura, usiamo sistemi di irrigazione di origine israeliana, detti sistemi di irrigazione a goccia, a ridosso della pianta, senza bagnare il resto del terreno inutilmente. 

In questo modo utilizziamo il 30% di acqua rispetto a quella impiegata nelle coltivazioni della Grecia, dove si effettuano irrigazioni a scorrimento con enormi sprechi di risorse idriche. 

Nelle nostre piantagioni, inoltre, non usiamo concimi chimici e questo ci dà un prodotto certificabile nel mondo bio o GOTS e non inquiniamo allo stesso tempo le falde per future coltivazioni.

Cikis: Come mai queste pratiche di irrigazione non sono implementate all’estero? 


GEST: Probabilmente in altri Paesi costa più installare un impianto di irrigazione a goccia che un sistema di irrigazione a scorrimento. 

Inoltre, potrebbe trattarsi di una questione culturale, dove c’è acqua in abbondanza questa viene usata in modo eccessivo.

In Israele, ad esempio, reperiscono con difficoltà l’acqua potabile dal momento che impiegano dissalatori, eppure usano sistemi di irrigazione che permettono di risparmiare risorse di acqua e di ottenere colture eccellenti.

Cikis Parlavi di prima di GOTS, la coltivazione di cotone è certificata bio e le lavorazioni successive sono certificate GOTS? (Ricordiamo che GOTS è una certificazione sulle lavorazioni successive e non sulla coltivazione del cotone).


GEST: Abbiamo fatto in modo che sia noi che le aziende della filiera fossero certificate bio. 

Nei prossimi mesi, inoltre, provvederemo a completare la certificazione GOTS per portare a compimento un percorso che parte dalla semina al confezionamento di un capo di abbigliamento rispettando standard specifici di sostenibilità.

Cikis: Diamo dei numeri specifici per la vostra produzione: qual è l’utilizzo di acqua necessario per la coltivazione del cotone nel vostro caso?
 

GEST: Nel nostro caso, grazie al sistema di irrigazione a goccia, per ogni ettaro abbiamo bisogno di 1500 metri cubi di acqua. Mediamente le quantità di cotone prodotte per ogni ettaro, oscillano dai 40 ai 50 quintali di cotone per ettaro.

Si tratta di una pianta che richiede un fabbisogno idrico in linea con le altre colture. 

Ad esempio, qui in Capitanata si coltivano molte piante di pomodoro, che richiedono una quantità di risorse idriche 5 volte superiori rispetto al cotone.

Cikis: Avete pensato di implementare in futuro pratiche di agricoltura rigenerativa considerando i vantaggi ambientali che essa può garantire in termini di rigenerazione e arricchimento del suolo? 
 

GEST: La coltivazione del cotone, dal punto di vista agronomico, è già inserita in un piano di rotazione colturale.

In sostanza noi partiamo con la piantagione del cotone in seguito ad una coltivazione invernale di ortaggi. 

Inoltre l’ortaggio invernale è una coltura che sfrutta il terreno in superficie, mentre il cotone, essendo una pianta fittonante, va molto in profondità nel terreno e assorbe quegli elementi nutritivi forniti durante la fase invernale, non impiegate dalle colture autunnali-invernali, riuscendo a utilizzare tutti i contenuti nutritivi del terreno nei vari strati. 

Inoltre, nella rotazione colturale, utilizziamo delle piante che sono delle vere e proprie fissatrici di azoto, evitando di arricchire ulteriormente di azoto il terreno.

Cikis: In termini di resa la quantità di cotone ottenuto dalla vostra coltivazione biologica in Puglia è pari a quella dei principali Paesi produttori della fibra, come l’India?


GEST: Il nostro territorio si adatta ottimamente alla coltura del cotone. In termini di resa si tratta di quantitativi simili rispetto alle altre zone del mondo.

Anche per quanto riguarda i costi, questi ultimi sono allineati ai livelli globali. Se parliamo di manodopera, però, in alcuni Paesi meno sviluppati dei nostri esistono situazioni di sfruttamento con manodopera a costo zero. Per questo noi effettuiamo paragoni solo con i Paesi in cui non ci sono situazioni simili e in cui i lavoratori sono adeguatamente retribuiti.

Cikis: Quali sono i vantaggi che un’azienda può ottenere scegliendo di approvvigionarsi di cotone più controllato e Made in Italy come il vostro?


GEST: Noi non stiamo coltivando cotone convenzionale, anche perché le aziende (Gucci, Burbery, ecc) hanno stabilito un termine massimo, entro il 2025, entro cui le aziende dovranno passare a un cotone sostenibile. 

Chiaramente produrre cotone bio ha dei costi leggermente superiori al convenzionale perché se non si usano pesticidi la manodopera umana interviene sul terreno per estirpare le erbacce presenti sul terreno con dei costi maggiori.

Per quanto riguarda la resa del cotone biologico rispetto al convenzionale la differenza è minima dal momento che dipende dal tipo di concimazione effettuata. Ad oggi ci sono dei concimi organici che hanno lo stesso potere nutritivo dei concimi chimici. Dunque, le rese sono paragonabili. 

Cikis: Purtroppo la produzione di cotone bio è pari solo all’1% della produzione del cotone convenzionale. Quindi non è facile questa transizione.


GEST: Non è facile ma non è impossibile. Dobbiamo essere consapevoli che Stati, produttori e consumatori si devono muovere nella stessa direzione.

Di conseguenza è necessario lavorare sugli aspetti culturali, in quanto il consumatore va rieducato e il produttore incentivato a investire in una produzione più sostenibile.

Si tratta di una sfida importante, ma qui in Italia abbiamo dimostrato che è possibile coltivare cotone biologico. 

Si tratta di una questione di visione comune: se tutti, dal produttore fino al consumatore finale vanno nella stessa direzione, sarà possibile effettuare produzioni biologiche nel giro di qualche anno.

Conclusioni

 

In Europa sono solo 3 i principali Paesi produttori di cotone, ma le quantità coltivate sono nettamente inferiori rispetto ai Paesi extra europei. L’Italia non rientra tra i produttori europei della fibra sebbene ci siano alcune aree del Paese, come la Sicilia e la Puglia, che presentano condizioni climatiche idonee per coltivare la pianta.

Il progetto di GEST, in Puglia, dimostra che è possibile coltivare cotone biologico qui in Italia.

Nonostante ci siano costi di manodopera più elevati, il cotone biologico coltivato qui in Italia può garantire buone rese.

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Francesca Poratelli
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Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

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