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Intervista a Zerow: Moda digitale, make-to-order e upcycling

L’industria si è evoluta negli ultimi 250 anni, passando dalla meccanizzazione, dai

motori a vapore e dalla tessitura meccanica tipiche dell’industria 1.0, alla robotica, ai big data e all’Internet of Things tipiche dell’Industria 4.0.

La quarta fase dell’evoluzione industriale (“Industria 4.0”) consente potenzialmente alle imprese di avere maggior controllo sui propri prodotti personalizzandoli in base alle richieste dei clienti, sempre più esigenti. Questo maggiore controllo riguarda l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione, passando per lo sviluppo e la produzione, fino alla consegna al cliente finale, al servizio di assistenza post-vendita e al riciclaggio finale.

Il processo di digitalizzazione non consiste nella semplice acquisizione di nuove tecnologie digitali, ma nella capacità di sfruttare tali tecnologie per ripensare e ottimizzare i processi aziendali.

La digitalizzazione della moda può incentivare pratiche più sostenibili nel settore, ma anche un miglioramento della competitività delle imprese sul mercato: in particolare, le tecnologie digitali saranno essenziali per minimizzare sprechi e scarti di produzione in fase di progettazione, per migliorare la trasparenza della filiera e per aumentare il livello di personalizzazione offerto ai clienti.

Quali sono le principali tecnologie digitali e in che modo possono favorire la transizione del settore moda verso l’economia circolare?

Ne abbiamo parlato con Gabriele Rorandelli, Founder & CEO di Zerow, piattaforma che favorisce l'incontro tra aziende, artigiani e designer per trasformare gli scarti di pelle e tessuto in nuovi prodotti.

Ascolta l’intervista

Cikis: La piattaforma Zerow favorisce l’incontro tra produttori e trasformatori degli scarti tessili grazie all’impiego delle tecnologie digitali, in particolare tramite l’intelligenza artificiale. In che modo l’intelligenza artificiale facilita il match tra domanda e offerta e come supporta e agevola i progetti di economia circolare?


G: Noi operiamo prevalentemente sugli scarti pre-consumo. Il nostro obiettivo è di digitalizzare i cataloghi degli scarti industriali della filiera tessile per renderli disponibili all’acquisto sulla nostra piattaforma o per facilitarne la ricerca da parte di designer emergenti o artigiani.

Realizzare nuovi prodotti a partire dagli scarti non è semplice dal momento che è necessario conoscerne caratteristiche e proprietà.

A tal proposito, l’intelligenza artificiale è un tool che facilita la ricerca degli scarti più consoni alla realizzazione dei prodotti che si vogliono ottenere, dal momento che fornisce più informazioni possibili sulle caratteristiche degli scarti ai designer o agli artigiani.

Cikis: Oltre alla piattaforma Zerow avete creato ZeroLab, il primo hub per l'upcycling creativo della pelle. Quali sono le principali attività che svolgete all’interno dell’hub e in che modo la piattaforma Zerow supporta il progetto ZeroLab?


G: ZeroLab è uno spazio che consente di trovare all’interno di un unico luogo tutti i servizi necessari alla produzione di una linea di prodotti a partire dagli scarti pre-consumo e al lancio di un brand di moda circolare.

Grazie alla nostra struttura e ai nostri laboratori partner possiamo realizzare e campionare collezioni di accessori di vario tipo e grazie ai nostri consulenti provvediamo ai servizi editoriali, di shooting e di promozione digitale del brand.

Cikis: Il vostro progetto include anche una produzione made-to-order che prevede la realizzazione del prodotto solo su richiesta da parte del consumatore. La produzione “on demand” potrebbe limitare la sovrapproduzione e l’accumulo di quantità eccessive di scorte di magazzino, ma presenta anche alcune criticità, tra cui i tempi di consegna della merce ai clienti. Quali sono le soluzioni a livello tecnologico e logistico in grado di agevolare la produzione su richiesta nella moda? Qual è il target di riferimento per questo tipo di produzione?

 

G: Il target della produzione made-to-order è di nicchia. Si tratta di consumatori che si sentono in forte contrapposizione con le modalità di acquisto tradizionali.

Sebbene il trend sia in forte crescita, il fashion on demand presenta diverse criticità da un punto di vista produttivo e non tanto da un punto di vista logistico e tecnologico. 

La sfida principale è organizzare la produzione in modo che sia possibile avere un prodotto o semilavorato che sia proficuo vendere su ordinazione. 

Ciò è possibile solo attraverso l’uso di laboratori artigianali le cui modalità di lavoro sono caratterizzate da una buona flessibilità consentono di adattarsi più facilmente alla produzione su richiesta.

Cikis: Uno dei fattori che potrebbe incentivare la moda on demand è l’elevato grado di personalizzazione dei prodotti offerti alla clientela. Quali sono le tecnologie digitali che possono facilitare e accelerare il processo di progettazione e realizzazione di prodotti da parte dei designer e degli artigiani?


G: Una delle tecnologie digitali in grado di facilitare il lavoro dei designer è la realtà virtuale. 

Attraverso un semplice smartphone o mediante sistemi più complessi è possibile realizzare i “digital double” dei prodotti che si realizzano. I gemelli digitali consentono di interagire con i prodotti ad esempio personalizzandone gli accessori.

Tuttavia la sfida principale relativa all’impiego delle tecnologie digitali nei processi di progettazione e produzione è quella di creare un processo che possa permettere di realizzare prodotti in maniera rapida ed economica.

Sicuramente la digitalizzazione dei cataloghi può essere un valido supporto dal momento che da un lato può garantire la certezza dell’esistenza di un materiale e dall’altra la possibilità di scelta da parte dei consumatori.

Cikis: Quali sono i vantaggi economici per le aziende che aderiscono a questo progetto conferendo gli scarti?

 

G: Noi ci occupiamo degli scarti di produzione e degli scarti di magazzino.

Gli scarti di produzione rappresentano un costo per l’azienda dal momento che devono essere smaltiti, mentre gli scarti di magazzino non sono valorizzati adeguatamente considerando che spesso sono venduti a un prezzo molto basso.

Nel caso degli scarti di produzione noi offriamo un'alternativa non onerosa allo smaltimento. Ciò consente all’azienda di evitare i costi di smaltimento.

Per quanto riguarda gli scarti di magazzino noi ne incrementiamo il valore attraverso la vendita online degli stock direttamente ai consumatori finali ed evitando passaggi con ulteriori intermediari.


Cikis: Nel settore moda, la digitalizzazione rappresenta un'opportunità per creare un business più efficiente e sostenibile. Secondo un’analisi condotta da McKinsey, infatti, le aziende di moda che incorporeranno rapidamente l'IA nei loro modelli di business potrebbero vedere un aumento cumulativo del 118% del flusso di cassa entro il 2030. Al contrario, le imprese che saranno più lente a investire nella tecnologia digitale potrebbero subire un calo relativo del 23%. Secondo te quali sono le sfide da superare per accelerare il processo di transizione verso la digitalizzazione del settore moda?


G: Sicuramente la sfida principale consiste nel ridisegnare e ristrutturare le supply chain. 

Gli strumenti dell’intelligenza artificiale dovrebbero essere utilizzati nell’analisi dei flussi dei materiali e della filiera in generale.

La valutazione dei dati dei processi produttivi e l’individuazione delle criticità su cui intervenire migliorerebbe l’efficienza dei processi e favorirebbe un uso più razionale dei materiali evitando sprechi e scarti. 

Conclusioni

 

L’impiego delle tecnologie digitali da parte delle aziende del fashion rappresenta un elemento essenziale per migliorare il livello di sostenibilità e la competitività sul mercato delle imprese.

Nonostante tali vantaggi è necessario superare alcune sfide legate al processo di digitalizzazione del settore moda con l’obiettivo di utilizzare al meglio le tecnologie esistenti che rappresentano strumenti fondamentali per la transizione del settore moda verso una maggiore sostenibilità e circolarità.

 

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Francesca Poratelli
Per analizzare il tuo grado di sostenibilità

Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

Avviare la trasformazione sostenibile non è solo un atto di responsabilità, ma è prima ancora un'azione necessaria per non diventare obsoleti.

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