Intervista a Vaderetro: Controcorrente, Vintage, Diversity&Inclusion

Vaderetro si definisce come “anacronistico” e “antiquato”: seleziona, riscopre e ripensa, infatti, quello che una volta era l’essenziale del guardaroba.  

È un brand fuori dalle righe che predilige l’autenticità agli ideali della moda effimera e, attraverso l’abbigliamento genderless, il brand ha l’obiettivo di diffondere arte e culture. 

Nato nel vicino 2020, Vaderetro ha già fatto passi da gigante, distinguendosi da tantissimi altri marchi e arrivando perfino sul palco di Sanremo, affiancando i brand di lusso più famosi al mondo.

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L’idea del brand ha preso vita in seguito a svariati viaggi (da Londra, a Parigi al Marocco) di una giovane coppia di designer, Antonio e Anna, entrambi con un’importante esperienza alle spalle nel campo moda. Infatti, lo stile dei capi ideati rappresenta una fusione di culture che comunicano un forte messaggio di inclusione e diversità.

Vaderetro

La sostenibilità sociale in questo caso, la fa da padrona e si esprime a partire dai capi genderless, fino ad arrivare alla valorizzazione del territorio attraverso la produzione dei capi da parte di artigiani in laboratori sartoriali di Napoli. La filiera corta che contraddistingue il marchio, assicura infatti un controllo maggiore sul trattamento delle persone coinvolte.

Vaderetro rappresenta un caso in cui la sostenibilità non è esclusivamente un principio da applicare per rispondere alle esigenze del mercato. Si tratta infatti di un concetto subentrato quasi “per caso”: Antonio racconta che nelle precedenti esperienze presso importanti maison del lusso, gli è capitato spesso di vedere grosse quantità di rimanenze in magazzino, rimanenze di capi di altissima qualità e prestigio. 

Dopo diverse ricerche nel campo, Antonio e Anna hanno così deciso di fare dei dead stock la base per la loro linea di abbigliamento. Il vintage è sempre più richiesto e apprezzato dai consumatori: in questo modo, è possibile sia avere un ottimo riscontro commerciale da parte del mercato, sia diffondere messaggi di sostenibilità, basati sul rallentamento dell’overproduction e, nel caso di capi di alta qualità, sulla durabilità del capo (concetto che va di pari passo con la riduzione dei rifiuti).

Vaderetro

Per un brand piccolo, le sfide nel percorso della sostenibilità non mancano di certo. Nel settore del lusso, che si basa sul concetto di collezioni, calendari e sfilate, non è facile emergere attraverso capi timeless, senza tempo.

I forti valori e ideali dei due fondatori riescono sono riusciti, però, a superare questo tipo di ostacolo, trasformandolo in un vero e proprio punto di forza.

Vaderetro è rimasto coerente ai propri ideali anche sul palco di Sanremo, evento caratterizzato anche per la particolarità, sfarzosità e originalità dei capi indossati dagli artisti. Antonio e Anna, a differenza di molti stilisti coinvolti, hanno proposto per l’artista Fulminacci un capo molto semplice. Il loro intento infatti, non voleva essere quello di creare un capo da “pochi utilizzi”, ma che piuttosto potesse essere sfruttato dall’artista anche nella quotidianità, prolungandone la vita di utilizzo. 

 

Conclusioni

 

Siamo rimasti piacevolmente colpiti dall’attivismo di Vaderetro, brand che riesce a coniugare alla perfezione e con naturalezza gli aspetti della sostenibilità con quelli dell’estetica e dell’arte. Quando la sostenibilità è insita nei valori del brand o dei suoi ideatori, metterla in pratica e comunicarla diventa molto più facile, se non addirittura spontaneo. 

 

Avviare la trasformazione sostenibile non è solo un atto di responsabilità, ma è prima ancora un'azione necessaria per non diventare obsoleti.

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