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Intervista a ZEROBARRACENTO: Zero sprechi, Made in Italy, Conoscenza

 

Camilla Carrara è la Founder e zero-waste Designer di ZEROBARRACENTO, un marchio di capispalla nato a Milano nel 2016. Dopo una laurea in Fashion Design al Politecnico di Milano e un master in Sustainable Fashion alla ESMOD di Berlino, Camilla ha vinto una borsa di studio per un programma di ricerca offerto da  Salvatore Ferragamo e dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità

Cikis ha collaborato con ZEROBARRACENTO per il rilascio del loro passaporto di sostenibilità. Attraverso questo strumento, Cikis analizza ogni fase della value chain e premia i brand come Zerobarracento, che si impegnano a 360 gradi rispetto a quelli che sono sostenibili solo su un aspetto e sono bravi a raccontarlo.

Abbiamo scelto di intervistarla perchè è un’azienda eccellente per quanto riguarda i tessuti, sia dal punto di vista della materia prima che dei processi chimici, sia per quanto riguarda l’utilizzo a 0 sprechi.

 

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Il nome ZEROBARRACENTO è composto da due numeri che presentano uno specifico significato: zero sta per zero sprechi e genere d’età, mentre per cento il brand vuole indicare l’origine della sua produzione che è 100% Made in Italy.

Zerobarracento capospalla

Quando si parla di zero sprechi, il collegamento con la tecnica zero-waste è immediato. Lo zero-waste è uno dei temi cardine e punti di forza di ZEROBARRACENTO: Camilla ci descrive questo approccio come olistico, che include sia la modellistica che la scelta di materiali riciclati, prediligendo scarti monofibra ed evitando l’applicazione di accessori per rendere di più semplice gestione il riciclo degli stessi capi.

Per quanto riguarda la fase di modellistica, invece, la tecnica permette di eliminare gli scarti nella fase di progettazione di un capo che, di norma, si aggirano intorno al 15% del tessuto. Questo approccio dunque, non permette esclusivamente una riduzione dell’impatto ambientale, ma anche dei costi aziendali, soprattutto se l’azienda in questione fa uso di materiali o tessuti pregiati e di valore.

A differenza di un normale sistema di progettazione del capo, in cui prima si sviluppa il modello e, successivamente, si sceglie il materiale, la tecnica zero-waste funziona al contrario: il primo step consiste nella scelta del materiale per poterne conoscere l’altezza e, poi, si sviluppa il modello e il carta modello. 

Dunque il ruolo del designer oggi diventa di fondamentale importanza: le sue decisioni possono ottimizzare una produzione in ottica di sostenibilità, sostiene la founder del brand. Inoltre, grazie al designer, estetica e sostenibilità possono tranquillamente coesistere.

La sostenibilità, inoltre, ha aiutato il brand ad essere competitivi. I valori che ZEROBARRACENTO tutt’ora comunica hanno permesso l’ottenimento di diversi incentivi e sponsorizzazioni, grazie ai quali il brand è riuscito a crescere e farsi conoscere. 

“Vedo un trend positivo: la sostenibilità comincia a pagare e il consumatore inizia a parlare. Vedo molto migliorata la situazione in Italia rispetto a 5 anni fa, sia a livello di aziende, più impegnate nella comunicazione, che di consumatore che, sebbene con più lentezza, sta arrivando ora, iniziando a conoscere i termini più generici ”

Camilla Carrara, ZEROBARRACENTO founder e designer

Il brand presenta un comportamento esemplare anche per quanto riguarda la scelta dei tessuti, utilizzando una quantità irrisoria di materie prime vergini. Per quanto riguarda la lana, collabora infatti con Re-verso, marchio della nota filiera produttiva composta da 5 aziende che lavorano per la trasformazione della materia prima seconda.

Per quanto riguarda il cotone, Marchi & Fildi è il partner perfetto per la trasformazione dei ritagli pre-consumo

Zerobarracento

Infine, per il poliestere, ZEROBARRACENTO fa uso del Newlife™, materiale ottenuto dal riciclo di bottigliette di plastica (ovviamente post-consumo) e raccolte in aree circoscritte.

Camilla dà forza alle piccole aziende italiane come la sua, affermando di vedere un cambiamento anche da parte delle aziende più grosse, che iniziano a percepire la strategicità di collaborare con aziende più piccole ma innovative in termini di sostenibilità.

Il consiglio della founder, che comprende la difficoltà per le piccole realtà di districarsi nella confusione che c’è sul tema e di riuscire ad emergere, è quello di informarsi a fondo e di affidarsi agli esperti del settore.

“È importante che una persona con poca conoscenza nel settore si informi seguendo, ad esempio, magazine o piattaforme di condivisione. Il mio consiglio è, inoltre, quello di rivolgersi a realtà come Cikis che aiutano ad indirizzare in queste scelte. In questo campo se sbagli perdi in reputazione; quindi il supporto può diventare molto importante”

Camilla Carrara, ZEROBARRACENTO founder e designer

Tra i progetti futuri di ZEROBARRACENTO, con l’obiettivo di “chiudere il cerchio”,  rientra l’istituzione del programma di Take back, e quindi della gestione del capo post-consumo, per evitare che i prodotti del brand vengano smaltiti in maniera scorretta.

 

Conclusioni

 

ZEROBARRACENTO è una piccola eccellenza italiana che unisce esperienza, principi di valore ed innovatività. 

Camilla ci ricorda come il contributo di ciascuno di noi (dal consumatore, all’azienda, al designer) sia fondamentale e rappresenti l’unica soluzione per rivoluzionare un sistema moda ancora non abbastanza sensibile al tema della sostenibilità. 

 

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Francesca Poratelli
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Dopo un’esperienza lavorativa in Yamamay ha deciso di specializzarsi nel campo della sostenibilità. Si è occupata di assessment di sostenibilità ambientale e sociale per aziende che spaziano dall’abbigliamento outdoor al merchandising tessile.

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