Intervista a Candiani Denim: Innovazione, Esperienza e Made in Italy

Candiani Denim è stata fondata nel 1938 in una piccola città vicino Milano e fin da allora è un’azienda a conduzione familiare.

Candiani crede nell’importanza del Made in Italy, della sostenibilità e dell’innovazione, valori profondamente intrecciati in ogni tessuto prodotto.

Grazie ai suoi 75 anni di esperienza, è conosciuta come la “Greenest textile company in the blue World” e produce l’abbigliamento in jeans per i brand più prestigiosi sul mercato.

 

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Nata come semplice struttura di tessitura dedicata alla produzione di tessuti Massaua, un tessuto simile al denim utilizzato per l’abbigliamento da lavoro, Candiani è attualmente leader del mercato per la produzione di tessuto denim sostenibile. L’inizio della storia dell’azienda ci ha ricordato quella di Berto Industria Tessile, un altro esempio di azienda denim esemplare nel settore e di cui abbiamo già parlato qui.

La “green” vision del brand è stata più che mai sviluppata dall’attuale proprietario, Alberto Candiani. Sotto il suo controllo, l’impresa ha concentrato molti degli investimenti nell’area R&D, grazie ai quali la produzione può vantare di macchinari altamente innovativi.

Danielle Arzaga, Sustainability Manager di Blue collars (brand che gestisce l’area marketing e retail operations di Candiani Denim) ci ha raccontato in maniera dettagliata in che modo l’azienda opera, con quale vision e mission e il motivo per cui gode della reputazione di azienda denim più sostenibile al mondo.

Sustainable Denim

Ciò che è emerso può essere riassunto in: innovazione, sostenibilità e patrimonio culturale e storico. Per quanto riguarda l’innovazione, le tecnologie costituiscono il suo punto di forza perché permettono all’azienda la riduzione del consumo di acqua, di sostanze chimiche ed energia. Queste risorse sono rinomate per l’abuso del loro utilizzo nella produzione del denim: la produzione con macchinari innovativi per ovviare questo spreco è quindi diventata un must.

La sostenibilità, che è direttamente collegata con il concetto di innovazione, è l’area su cui stanno investendo maggiormente: è il presente e il futuro, sostiene Danielle. Lo stretto legame tra i due concetti si manifesta essenzialmente in due ambiti: quello delle materie prime e quello del processo di produzione.

Per quanto riguarda il primo aspetto, Candiani Denim sta collaborando con Archroma per la fornitura delle tinture chiamate dal brand EarthColors, i cui coloranti derivano da scarti agricoli. Inoltre, la maggior parte delle materie prime sono riciclate o bio-based (leggi qui il nostro articolo per saperne di più).

Gran parte del focus dell’attività aziendale è incentrato sui processi produttivi. La produzione del denim, come abbiamo già detto, richiede l’utilizzo di molte risorse, soprattutto acqua ed energia. Per ovviare il problema, Candiani si serve di tecnologie che permettono di penetrare il colore nel filato senza aver bisogno di sostanze chimiche aggiuntive e permettendo una forte riduzione dell’impatto inquinante.

Un’altra rivoluzionaria innovazione è quella di Coreva. La tecnologia ha permesso a Candiani Denim di creare un jeans elasticizzato dal tessuto 100% bio-based, proveniente dalla gomma naturale. L’aspetto rivoluzionario consiste anche nel fatto che il tessuto stesso è completamente compostabile. Quando il capo verrà buttato, continuerà ad avere una funzione: servirà da fertilizzante per la coltivazione del cotone per la prossima generazione di tessuto.

Avete già sentito parlare di agricoltura rigenerativa? Ascoltate l’intervista fatta a Timberland qui, in cui ne parliamo ampiamente.

Danielle ci conferma, come gli altri brand che abbiamo intervistato, che il trend della sostenibilità nel mondo del fashion è sempre più in crescita. La conferma arriva dagli stessi clienti di Candiani che, nell’ultimo anno, ha ricevuto un numero di richieste di tessuti sostenibili 8 volte superiore a quelle dello scorso anno.

 

We’ve definitely seen a growth and interest from our clients for more sustainable fabrics. A good example of this is the exponential growth of the requests of organic certified fabrics. It’s basically gone from 200,000 meters to 1.6 million meters in more or less a year.

Danielle Arzaga, Blue Collars Sustainability Manager 

 

La collaborazione con i propri fornitori o partners è uno dei segreti del successo di Candiani Denim. Mantenere rapporti saldi con i fornitori, dice Danielle, permette di testare un nuovo materiale, una nuova tecnologia, fibra o tintura. Nel momento in cui il test va a buon fine, è possibile applicarlo su scala industriale: questo permette un notevole risparmio di risorse e un’accelerazione al progresso tecnologico.

Denim

Collaborare o, come nel caso di Candiani Denim, stipulare partnership con i propri fornitori permette anche una miglior tracciabilità della filiera produttiva. Nonostante le dimensioni produttive dell’azienda, le risorse vengono rifornite a livello piuttosto locale.

Il brand sta attualmente costruendo una catena di approvvigionamento locale per il cotone: entro il 2022, sarà in grado di rifornirsi il cotone per il 50% dall’Europa. Tracciare la provenienza del cotone è diventata di fondamentale importanza per Candiani Denim dal momento in cui  si è assistito al fenomeno della falsificazione delle certificazioni del cotone biologico in India. L’audit presso le fabbriche rimane quindi la più forte garanzia.

Le certificazioni, sostiene Danielle, rimangono comunque un punto di partenza per la tracciabilità della filiera e costituiscono un ottimo strumento di garanzia per il consumatore finale.

Tra i progetti di Candiani Denim, vi è l’apertura di un punto retail in centro a Milano. Al suo interno si possomo acquistare capi di capsule collection create in collaborazione con i brand del marchio Candiani, con cui condividono i valori e una relazione di lunga data.

Lo scopo di questa iniziativa non è semplicemente quella di mostrare al consumatore finale la qualità del tessuto, bensì anche quella di dedicare uno spazio all’informazione sui temi di sostenibilità, sull’impatto della produzione tessile e su come il consumatore stesso può prendersi cura del capo.

 

Conclusioni

 

É un dato di fatto: i numeri sono in aumento, le richieste sempre maggiori e la consapevolezza sta prendendo piede sia tra i consumatori, che tra le aziende di moda. Il tema della sostenibilità è sempre più sotto i riflettori, nonostante il processo di cambiamento sia graduale.

Se un marchio visionario e proiettato nel futuro come Candiani Denim sta attualmente investendo la maggior parte delle risorse in quest’area, c’è da sperare che molte imprese seguino le sue orme: per il proprio benessere, per il benessere degli altri, fisico ed economico.

 

Avviare la trasformazione sostenibile non è solo un atto di responsabilità, ma è prima ancora un'azione necessaria per non diventare obsoleti.

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