Il Bilancio di Sostenibilità : per chi è obbligatorio e come redigerlo?

 

Il bilancio di sostenibilità è un report redatto con cadenza annuale e su base volontaria da un’organizzazione, un’azienda o un ente, che prende in esame gli impatti economici, sociali e ambientali (sia positivi che negativi) della sua attività, nonché le aspettative dei propri stakeholder. Questi ultimi, a cui si rivolge il documento, sono denominati anche portatori d’interesse, ovvero tutti quei soggetti interessati alle attività di quella determinata azienda: i dipendenti, i fornitori, gli azionisti, i potenziali investitori, i clienti, i media, le autorità e le associazioni presenti sul territorio.

Altro scopo ha invece il bilancio d’esercizio, un documento che l’impresa deve redigere periodicamente per fare una sintesi della sua situazione patrimoniale e finanziaria, inclusi i suoi risultati economici. 

 

Bilancio di sostenibilità: per chi è obbligatorio.

 

Attualmente nel mondo delle aziende profit, il report di sostenibilità deve essere presentato per legge solo dalle aziende quotate in borsa e da quelle di grandi dimensioni appartenenti al settore bancario assicurativo.

Infatti, la direttiva n. 95 del 2014 (2014/95/UE), recepita solo alla fine del 2016 da parte del Parlamento e del Consiglio europeo, ha reso questo tipo di bilancio obbligatorio per tutte le “imprese di grandi dimensioni che costituiscono enti di interesse pubblico e gli enti di interesse pubblico che sono imprese madri di un gruppo di grandi dimensioni, in ciascun caso aventi in media più di 500 lavoratori, nel caso di un gruppo, da calcolarsi su base consolidata”. Per base consolidata si intende una realtà che abbia determinati criteri dimensionali: il totale dei ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiore a 40 milioni di euro o, in alternativa, il totale dello stato patrimoniale superiore a 20 milioni di euro. 

 

Come redigere un bilancio di sostenibilità

 

Bilancio di Sostenibilità: come redigerlo

Ad oggi non esiste una vera e propria legge che imponga un metodo uniforme per redigere il bilancio di sostenibilità. Tuttavia, le aziende possono attenersi agli standard del Global Reporting Initiative (GRI), un’organizzazione senza scopo di lucro riconosciuta a livello internazionale che fissa i principi di redazione e i contenuti del documento

Secondo le linee guida del GRI, il percorso di reporting si articola in sei fasi.

La prima consiste nella mappatura degli stakeholder, che consente di identificare i portatori d’interesse più rilevanti per l’organizzazione, stabilendo quali coinvolgere nella valutazione degli aspetti di materialità da rendicontare.

Seguono in ordine le analisi di materialità interna ed esterna, effettuate dal management e dai portatori d’interesse per definire gli aspetti di sostenibilità in base a due criteri: la rilevanza del tema per le decisioni degli stakeholder e la rilevanza degli impatti generati dall’organizzazione. La valutazione è solitamente supportata da questionari, interviste o colloqui, e si ispira al modello GRI, che può essere integrato con altri elementi specifici in base all’esigenza.

La matrice di materialità rappresenta l’esito del percorso di riflessione aziendale, finalizzato all’individuazione degli aspetti di sostenibilità più significativi, in ottica sia di rendicontazione che di orientamento strategico.

Una volta identificati gli aspetti materiali da rendicontare nel bilancio, nella quarta fase verrà definito il “cruscotto indicatori”, dove ogni aspetto sarà descritto tramite un’introduzione dell’approccio gestionale (politica interna e procedure), un’argomentazione riguardo idonei indicatori qualitativi e quantitativi e una descrizione di iniziative specifiche.

Particolarmente delicata è la fase di raccolta dei dati, che interessa tutte le funzioni e aree aziendali, ognuna delle quali è tenuta a fornire informazioni provenienti dal proprio settore di competenza.

Tutti i dati estrapolati verranno dunque elaborati per confluire finalmente nella redazione di un unico documento completo ed esaustivo e fruibile al pubblico. Il risultato è un libro che racconta a tutti gli stakeholder l’organizzazione e il suo impegno in campo ambientale e sociale.

 

Il Global Reporting Initiative (GRI)

 

L’utilizzo del modello GRI permette alle organizzazioni di misurare e rendere di dominio pubblico limpatto ambientale della loro attività, generando informazioni affidabili, rilevanti e standardizzate attraverso cui è possibile valutare rischi e opportunità.  

Gli standard GRI costituiscono dunque i parametri di rendicontazione della sostenibilità: essi presentano una struttura interconnessa e modulare, in modo da essere aggiornati in maniera indipendente l’uno dall’altro, e forniscono alle aziende un linguaggio comune, chiaro e trasparente agli occhi dei portatori d’interesse.

Esistono 3 temi materiali, che coprono rispettivamente l’ambito dell’economia (GRI 200), dell’ambiente (GRI 300) e quello del sociale (GRI 400). 

Il punto da cui iniziare è però il GRI 101 – Foundation, un documento che spiega come preparare un report, illustrando i principi per definire il contenuto (inclusione ed engagement degli stakeholder, contesto della sostenibilità, rilevanza e completezza) e la qualità (accuratezza, equilibrio, chiarezza, comparabilità, affidabilità e tempestività). 

Seguendo questi indicatori, sarà possibile compilare un report pertinente, significativo e calzante, seguito da altri due documenti: il GRI 102 General Disclosure e il GRI 103 Management Approach. Il primo aiuta le organizzazioni a raccogliere informazioni sul proprio contesto e sulle proprie pratiche di reporting, mentre il secondo serve da guida per analizzare il modo in cui vengono affrontate le tematiche più rilevanti in relazione alla sostenibilità all’interno dell’organizzazione.

 

Il bilancio di sostenibilità: un esempio.

 

L’impegno del gruppo Moncler verso uno sviluppo sempre più responsabile è riassunto nel Piano di Sostenibilità, aggiornato annualmente al fine di rendicontare lo stato di implementazione dei progetti e di fissare nuovi obiettivi. In quest’ottica, è stata creata un’Unità di Sostenibilità, incaricata di identificare e segnalare prontamente ai vertici aziendali i rischi legati alle tematiche di sostenibilità, nonché di individuare strategie e promuovere il dialogo con i portatori d’interesse. 

L’Unità riveste inoltre un ruolo chiave nella redazione del bilancio di sostenibilità, articolato in sette punti preceduti da una Lettera agli Stakeholder, dove sono elencate le motivazioni che hanno concorso alla formazione di tale bilancio; e da un reportage sui numeri del gruppo Moncler, che richiama l’attenzione sul rispetto dell’ambiente e di tutti gli attori presenti nell’arco della filiera produttiva. 

La terza parte rappresenta un vero e proprio piano di sostenibilità, in cui vengono analizzati numerosi aspetti: corporate governance e sostenibilità, risorse umane, prodotto e catena di fornitura, rapporto con il cliente, impatto ambientale, sviluppo e supporto delle comunità.

 

I vantaggi del bilancio di sostenibilità

 

Il bilancio è concepito da molti esclusivamente come uno strumento utile a monitorare e implementare in maniera costante la performance aziendale, ma in pochi conoscono i suoi reali vantaggi e le sue conseguenti opportunità.

Tanto per cominciare, comunicare ai vari stakeholder le azioni sostenibili attuate dall’azienda, permette di rendere la sua reputazione più solida, autorevole e credibile nel tempo.

Bilancio di Sostenibilità: i vantaggi

Le iniziative volte a migliorare la percezione dell’azienda sono inoltre essenziali per l’accesso anuove forme di finanziamento. Infatti, l’impiego di nuove metodologie nei diversi processi produttivi apre nuove strade e dà la possibilità alle imprese di poter sfruttare nuove forme di capitali e di investimento, nonché di scoprire nuovi frontiere.

Intraprendere attività sostenibili è un elemento che aiuta le imprese anche ad eliminare i costi operativi inefficienti: un obiettivo a cui mirano tutte le organizzazioni per offrire sul mercato un prodotto o un servizio ad un prezzo competitivo. Il bilancio di sostenibilità permette alle aziende di mettere in pratica un monitoraggio e un perfezionamento continuo di queste performance.

Tra i vantaggi interni più rilevanti del report rientra anche la gestione più efficiente dei rischi. La redazione del bilancio è funzionale nella fase di implementazione del cosiddetto risk management, nel corso della quale l’organizzazione prende in considerazione i rischi di tipo sociale, ambientale e di governance che hanno un impatto diretto su varie dimensioni dell’attività aziendale.  

Di recente, Confindustria ha pubblicato le Linee guida per la rendicontazione di sostenibilità delle PMI: un documento che intende supportare le imprese di piccole e medie dimensioni nella rendicontazione non finanziaria, in allineamento con gli standard internazionali e includendo i Sustainable Development Goals, sebbene in una logica semplificata e adattabile alle diverse dimensioni d’impresa.

 

Differenze tra bilancio di sostenibilità, bilancio sociale e ambientale 

 

Quando si parla di bilanci inerenti alla sostenibilità, spesso si utilizzano indistintamente espressioni come “bilancio sociale”, “bilancio di sostenibilità” e “bilancio ambientale, come se fossero sinonimi intercambiabili. La realtà è che esiste una diversa denominazione per ciascun documento per differenze di forma e di sostanza.

Ciò che distingue innanzitutto il bilancio sociale da quello di sostenibilità è il framework di riferimento adottato, ovvero lo standard GBS, che prende il nome dal Gruppo di studio per il Bilancio Sociale. Secondo quest’ultimo, il bilancio sociale è “uno strumento di rendicontazione, gestione e controllo per le aziende che intendono adottare un comportamento socialmente responsabile e si rivolge alla platea di stakeholder quali soggetti di riferimento direttamente o indirettamente interessati dell’attività d’impresa”. In altre parole, il bilancio sociale è un report di formato universale con cui l’azienda divulga pubblicamente le strategie e le politiche adottate ai propri stakeholder, intesi sia come consumatori che come comunità locali vicine all’impresa o influenzate dalla sua attività.

Rispetto al bilancio sociale, il bilancio ambientale si occupa di una parte determinata dell’attività aziendale, analizzata seguendo parametri specifici e linee guida definite da diverse organizzazioni internazionali, ossia CEFIC (Council of European Chemical Industry), PERI (Public Enviromental Reporting Initiative) e FEEM (Fondazione ENI Enrico Mattei). Per bilancio ambientale si intende un documento pubblico che descrive le relazioni che intercorrono tra impresa e ambiente e comunica la direzione intrapresa dall’azienda per il miglioramento ambientale. È composto da un insieme di quadri contabili necessari per ricavare informazioni utili alla gestione dei rapporti con il mondo esterno e alla gestione interna delle politiche ambientali d’impresa. I quadri contabili illustrano l’attività dell’azienda attraverso la quantificazione degli input (utilizzo delle risorse), degli impatti prodotti sull’ambiente e delle spese sostenute per mitigare tale impatto. 

L’evoluzione naturale del bilancio sociale e del bilancio ambientale è rappresentata dal bilancio di sostenibilità, che vuole rendere conto degli impatti generati rispetto alla dimensione ambientale e alla dimensione sociale, informando lo stakeholder anche circa la dimensione economica.

In conclusione, è possibile affermare che il bilancio sociale, il bilancio ambientale e il bilancio di sostenibilità sono tre modi diversi per raccontare e divulgare l’impegno, le attività e l’impatto di un’azienda.

 

 

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